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L’impegno dei CEO per l’Ambiente

Clima, ambiente e sviluppo sostenibile: il testo integrale dell’intervista a Diana Bracco pubblicata a marzo dalla prestigiosa rivista Harvard Business Review

Tra le aziende farmaceutiche, Bracco si distingue per le sue avanzate politiche di sostenibilità ambientale e responsabilità sociale. Come si coniugano gli obiettivi strategici di tipo economico con quelli di una produzione industriale con caratteristiche particolarmente complesse in termini di sostenibilità ambientale?

DB: Siamo profondamente convinti che puntare sulle tecnologie pulite sia il modo migliore per creare posti di lavoro e rafforzare la crescita dopo la crisi guardando al futuro. E devo dire che le aziende chimiche che la pensano così sono sempre di più. Più in generale, sul fronte della sostenibilità, la Chimica svolge un ruolo di primo piano. Le sue scoperte scientifiche sono importanti per tutti i settori industriali, poiché contribuiscono a migliorare la qualità della vita, la sicurezza, la salute e la sostenibilità.

Un impegno a tutto campo in cui si inquadra anche il programma Responsible Care, che nel corso del tempo ha contribuito a rendere l’industria chimica oggi la branca industriale con numero di incidenti tra i più bassi e con investimenti ambientali tra i più alti.

Per perseguire questi obiettivi oggi vanno messe in atto strategie precise come evitare lo spreco delle materie prime, perseguire il recupero efficiente dei solventi, aumentare le rese e, ove possibile, utilizzare materie primarie ricavate da fonti rinnovabili. Ultimamente in Bracco sono stati fatti importanti investimenti per aumentare le rese dei nostri processi, riducendo quindi gli scarti di produzione e i rifiuti conseguenti, oltre che il consumo delle materie prime. Sono tutte strade percorribili. Si può e si deve fare. L’impegno di Bracco per uno sviluppo sostenibile è di lunga data e parte dalla scelta di non costruire su “aree vergini” (green field) ma di recuperare aree ad alta impronta chimica. Il nostro sito principale è nato nell’area ex ACNA, su cui Bracco ha contribuito ad una importante bonifica ambientale proprio per salvaguardare l’ambiente e le comunità locali. La scelta poi di investire in Friuli, nell’area della Caffaro, oltre che a una scelta legata al cuore e alle origini, rientra nella stessa logica di intervenire al ripristino ambientale. Direi quasi che sostenibilità e innovazione sono componenti strutturali dell’identità di Bracco, anche perché il nostro successo è basato proprio sull’innovazione sostenibile, che significa green chemistry e smart solutions.

Tutti gli insediamenti produttivi di Bracco nel mondo prestano una particolare attenzione all’impatto ambientale. Nella nostra esperienza lo abbiamo toccato con mano: rispettare l’ambiente con cicli produttivi all’avanguardia e sicuri, ridurre al minimo gli impatti sulla biodiversità preservando gli ecosistemi, limitare gli scarti, investire in modo continuo in R&I, è il modo più sicuro per vincere sui mercati globali. Questa è la filosofia che ci ha sempre ispirato e che ha permesso al Gruppo Bracco di diventare leader mondiale dell’imaging diagnostico con oltre 1,3 mld di fatturato e 3.450 dipendenti nel corso dei nostri ormai 90 anni di storia. Per questo dico sempre che oggi il modo più autentico di “fare impresa” è quello responsabile e sostenibile. L’unico che offre un futuro alle nuove generazioni, l’unico che può coniugare crescita economica, occupazione e benessere, l’unico che garantisce con l’innovazione tecnologica una sempre migliore qualità della vita, l’unico in grado di far competere l’impresa con successo sui mercati di tutto il mondo conservando però un forte legame col territorio in cui si opera.

Inserire stabilmente le politiche di riduzione delle emissioni di carbonio e di sostenibilità ambientale nelle operations implica un forte e convinto coinvolgimento dei dipendenti a ogni livello. Qual è la realtà nel vostro gruppo?

DB: L’impegno ambientale è prima di tutto una visione strategica che significa ricercare modalità con cui sviluppare prodotti, servizi e schemi economici positivi per generare un circolo virtuoso tra redditività, impatto ambientale e cittadinanza d’impresa. Il nostro centro ricerche di Colleretto Giacosa lavora anche con questi obiettivi e mission: rendere più ecosostenibile il processo di produzione, cercando nuovi solventi meno impattanti, o studiando nuovi processi per recuperare materie prime, ridurre i rifiuti e reflui meno impattanti.

Per la gestione dei rifiuti Bracco, si posiziona come eccellenza del settore, con una percentuale di riciclo dei propri rifiuti tra i più alti di tutte le aziende aderenti a Responsible Care. Nell’investimento in sostenibilità, che ha un forte valore etico-sociale, c’è anche un importante ritorno reputazionale al quale i cittadini e i consumatori sono sempre più attenti.

E gli stessi dipendenti traggono motivo di orgoglio dal lavorare per un’azienda responsabile. A tale riguardo, le idee di sostenibilità spesso vengono anche dai lavoratori stessi. E proprio per premiare il miglioramento continuo e diffondere le best practices all’interno di tutto il Gruppo, nel 2016 è stato istituito il Bracco HSE Award, che premia i migliori progetti relative alle tematiche HSE. Senza contare che i giovani talenti che cercano sbocchi sul mercato del lavoro sono attratti dalle imprese “green”. Lo abbiamo toccato con mano anche alla chiusura del bando Start to be Circular, lanciato da Fondazione Bracco, con la collaborazione tra gli altri di Federchimica, in occasione del World Environment Day 2017. A questa seconda edizione del concorso si sono candidate 128 startup, oltre il doppio rispetto alla prima edizione, che aveva contato 51 candidature.

I consumatori e i clienti riconoscono e premiano le politiche serie di sostenibilità energetica e ambientale? C’è una reale corrispondenza tra gli investimenti in questo campo e il ritorno di mercato?

DB: Il Gruppo Bracco punta a uno sviluppo sostenibile nel tempo attraverso la realizzazione di risultati economici misurabili. Non insegue, quindi, facili performance di breve periodo, ma intende generare valore sostenibile per i propri azionisti e investitori, ai quali assicura parità di trattamento. Noi crediamo che la responsabilità sociale sia oggi uno strumento di governance e di competitività per le imprese. L’impresa, oggi più che mai, è chiamata a rivedere e riprogettare il proprio sistema produttivo in funzione della sostenibilità, attraverso metodi e strumenti che consentano di bilanciare efficienza e sostenibilità ambientale e sociale.

Cosa significa e come si mette in pratica l’obiettivo di creare valore condiviso per tutti gli stakeholder?

DB: Il Gruppo Bracco instaura con gli azionisti, gli investitori e la comunità finanziaria un dialogo continuo e trasparente, nel pieno rispetto della normativa vigente e dei principi di responsabilità, accountability e integrità, al fine di garantire chiarezza e assenza di conflitti di interesse nei rapporti con il mercato finanziario. Per questo, da ormai vent’anni, pubblichiamo ogni anno un Rapporto Ambientale che ora è validato da Certiquality. Un documento che testimonia il nostro impegno a favore degli stakeholder e delle comunità in cui operiamo.

La decisione di comunicare nasce dalla consapevolezza che non è sufficiente “fare”, ma occorre anche “far conoscere” agli stakeholder le principali iniziative realizzate. Ad esempio nel testo di quest’anno si legge nel 2016 che abbiamo avviato a recupero il 79% dei rifiuti prodotti e diminuito dell’11,6% le emissioni dei composti organici volatili di tutti i nostri siti produttivi. Il report annuale è inoltre a garanzia dell’attendibilità dei dati inseriti nel rapporto stesso.

Le recenti prese di posizione americane sul cambiamento climatico hanno generato molta preoccupazione e, di norma, ben scarso consenso. Dove si avverte la maggiore sensibilità al grande tema del cambiamento climatico, e dove meno? In particolare, come si confronta l’Europa con gli Stati Uniti?

DB: Io sono convinta che tutti debbano fare la propria parte per garantire un futuro al Pianeta: istituzioni, imprese ma anche singoli cittadini. Penso alle biotecnologie e alle innovazioni che investono ad esempio materiali come la plastica, che finalmente potrà diventare più compatibile con l’ambiente. E penso all’educazione civica di ciascuno di noi impegnato nella raccolta differenziata. Certo, i leader delle grandi Nazioni hanno un ruolo decisivo, e fa piacere constatare che l’Europa oggi rivendichi con orgoglio la propria sensibilità su questi temi. Sottolineo comunque che le istituzioni locali possono fare moltissimo, si pensi ad esempio alle politiche ambientali dei Sindaci delle grandi metropoli.

Le aziende hanno un ruolo fondamentale nel mettere in atto politiche di sostenibilità ambientale, ma non possono sostituirsi a una politica pubblica che dia il quadro e i principali obiettivi. Qual è da questo punto di vista la situazione in Italia e dove dovrebbero indirizzarsi le politiche pubbliche nei prossimi anni?

DB: Io parlo da ex Presidente di Federchimica, che nel lontano 1990 ebbe, dall’allora Presidente Giorgio Porta, l’incarico di lanciare in Italia “Responsible Care”, il Programma volontario di promozione dello Sviluppo Sostenibile dell’Industria Chimica. Se sfogliamo l’ultimo Rapporto di Responsible Care edito da Federchimica, giunto alla 23° edizione, provo grande soddisfazione per quanto il nostro comparto è riuscito a fare in questi anni: la Chimica italiana ha saputo ridurre le emissioni di gas serra del 55% e migliorare l’efficienza energetica del 57% rispetto al 1990. Ciò significa che le nostre imprese chimiche sono già in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea per il 2020 e addirittura anche per il 2030. Per questo il Gruppo Bracco è stato tra i promotori più convinti di SusChem Italy, la Piattaforma Tecnologica Nazionale nata su impulso di Federchimica per integrare scienza, industria, finanza, management e istituzioni verso la Chimica Sostenibile e aumentare le attività di R&S in Italia.

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